Caparra confirmatoria: guida completa e ultime sentenze

Avvocata Enrica Fincati Aggiornato a Luglio 2026 10 min di lettura

La caparra confirmatoria è uno degli strumenti più utilizzati nel diritto immobiliare. Quando si firma un contratto preliminare di compravendita (il “compromesso”), il versamento di questa somma è una garanzia fondamentale per entrambe le parti. Ma cosa succede se la somma versata a titolo di caparra copre l’intero prezzo dell’immobile? Una recente e importante pronuncia della Cassazione ha fissato limiti rigorosi. Vediamo come funziona la caparra confirmatoria, cosa dice il Codice Civile, le differenze con il semplice acconto e come evitare errori costosi durante l’acquisto di una casa.

In sintesi. La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) è la somma versata alla firma del preliminare a garanzia dell’affare: se chi l’ha versata è inadempiente, l’altra parte può recedere e trattenerla; se è inadempiente chi l’ha ricevuta, la controparte può pretenderne il doppio. È diversa dall’acconto, che va sempre restituito se l’affare salta. Non può coprire l’intero prezzo: la Cassazione (ord. 28700/2025) lo esclude. Fiscalmente sconta il registro allo 0,50% (l’acconto il 3% tra privati). Per “blindare” anche gli acconti serve la clausola penale (artt. 1382-1384 c.c.), che il giudice può però ridurre se eccessiva.

Cos’è la caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.)

La caparra confirmatoria è una somma di denaro che una parte consegna all’altra al momento della stipula di un contratto (nella prassi, tipicamente il preliminare di vendita immobiliare). Ha due funzioni:

  • Garanzia dell’impegno: dimostra la serietà dell’intenzione di concludere l’affare, vincolando economicamente le parti.
  • Liquidazione forfettaria del danno: in caso di inadempimento, quantifica in anticipo il risarcimento, senza dover affrontare una lunga causa per dimostrarne l’ammontare.

La disciplina è nell’art. 1385 del Codice Civile. Il primo comma prevede che, in caso di regolare adempimento, la caparra sia “restituita o imputata alla prestazione dovuta”. Il secondo comma regola la fase patologica: se è inadempiente la parte che ha dato la caparra, l’altra può recedere e ritenerla; se è inadempiente la parte che l’ha ricevuta, la controparte può recedere ed esigere il doppio della somma versata.

Esempio pratico

Marco vuole acquistare una casa da Luca per 200.000 euro. Alla firma del compromesso versa 20.000 euro a titolo di caparra confirmatoria. Se Marco (acquirente) cambia idea e non si presenta al rogito, Luca può recedere e trattenere i 20.000 euro. Se invece è Luca (venditore) a tirarsi indietro, Marco può esigere la restituzione del doppio, cioè 40.000 euro.

Da non confondere. La caparra confirmatoria è cosa diversa dalla caparra penitenziale (art. 1386 c.c.), che rappresenta invece il “prezzo” convenuto per l’esercizio di un diritto di recesso: chi recede perde la caparra (o restituisce il doppio) ma senza che vi sia alcun inadempimento. Se il contratto non specifica, la caparra si presume confirmatoria.

Caparra o intero prezzo? La sentenza della Cassazione 2025

Nella prassi può capitare che le parti decidano di saldare l’intero importo dell’immobile già al momento del preliminare. Ma questa cifra totale può essere qualificata legalmente come “caparra”?

La risposta è arrivata dalla Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 28700 del 30 ottobre 2025, che ha stabilito un principio netto: il versamento dell’intero prezzo di vendita non può mai essere considerato una caparra confirmatoria, anche se le parti lo hanno scritto e controfirmato nel contratto. Il motivo è testuale: l’art. 1385, comma 1, prevede che la somma sia “imputata alla prestazione dovuta”, e il meccanismo dell’imputazione (lo scomputo) presuppone che la caparra sia solo una frazione del prezzo. Se il prezzo è già stato pagato per intero, l’obbligazione è adempiuta al 100% e la somma perde la funzione di garanzia, trasformandosi nel semplice pagamento del corrispettivo.

Esempio pratico — l’intero prezzo versato come “caparra”

Anna firma un preliminare per un box auto da 30.000 euro e versa subito l’intera cifra, definendola nel contratto “caparra confirmatoria”. Poi si rifiuta di pagare 2.000 euro extra previsti da un accordo accessorio per la tinteggiatura.

Il venditore crede di poter trattenere i 30.000 euro e tenersi il box sfruttando il recesso da caparra. La Cassazione lo blocca: quei 30.000 euro sono l’esatto adempimento del contratto principale, non una garanzia. Il venditore deve trasferire la proprietà del box e potrà solo agire per i 2.000 euro mancanti.

Caparra confirmatoria e acconto: le differenze fondamentali

Distinguere la caparra dal semplice acconto è essenziale: confondere i due termini nella redazione del contratto può avere conseguenze pesanti se l’affare si arena. L’acconto è solo un anticipo sul prezzo, privo di funzione di garanzia: se l’operazione salta, va sempre restituito, e chi ha subito il torto deve agire con la più complessa azione di risoluzione per inadempimento (art. 1453 c.c.), provando il danno. La caparra, invece, consente a chi subisce l’inadempimento di trattenere la somma (o pretenderne il doppio) con un semplice recesso, senza dover provare il danno.

Caparra confirmatoria e acconto a confronto
Caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.)Acconto
FunzioneGaranzia dell’affare e liquidazione anticipata del dannoSemplice anticipo sul prezzo
Se l’affare saltaChi subisce l’inadempimento trattiene la somma o ne pretende il doppio, con recessoVa sempre restituito, a prescindere dalla colpa
Prova del dannoNon necessaria (tutela stragiudiziale rapida)Necessaria, con azione di risoluzione (art. 1453 c.c.)
Imposta di registro0,50% della somma3% tra privati (o IVA per le imprese)

Esempio pratico sulla differenza tra acconto e caparra confirmatoria

Giulia versa 15.000 euro come acconto per un immobile, ma le viene poi negato il mutuo e non può procedere. Il venditore deve restituirle i 15.000 euro; per trattenere qualcosa dovrebbe farle causa e dimostrare il danno. Se invece quella somma fosse stata versata come caparra confirmatoria, il venditore avrebbe potuto trattenerla con una semplice lettera di recesso, chiudendo subito la vertenza e rimettendo l’immobile sul mercato.

Quali tasse si pagano su caparra e acconto

La qualificazione della somma incide anche sul piano fiscale, e la differenza non è trascurabile:

  • la caparra confirmatoria sconta l’imposta di registro in misura fissa dello 0,50% della somma;
  • l’acconto prezzo sconta invece un’imposta proporzionale del 3% nelle compravendite tra privati, oppure è soggetto a IVA quando il venditore è un’impresa.

Le imposte versate sul preliminare non si perdono: vengono poi scomputate dall’imposta dovuta sul rogito definitivo. Anche solo per questo, indicare correttamente nel contratto se la somma è caparra o acconto è una scelta che vale denaro.

Qualificarla bene nel preliminare (e quando serve la clausola penale)

Alla luce dell’incompatibilità tra caparra e intero prezzo e delle differenze con l’acconto, la redazione del contratto preliminare è strategica. Ecco le linee guida per stipularlo in sicurezza:

  1. Usare la nomenclatura esatta: specificare sempre in modo cristallino se la somma è “caparra confirmatoria” ai sensi dell’art. 1385 c.c. o un “acconto prezzo”.
  2. Mantenere la proporzionalità: la caparra deve essere una percentuale ragionevole del prezzo (orientativamente tra il 10% e il 30%). Qualificare come caparra versamenti pari all’80-100% del prezzo porta all’inefficacia della garanzia.
  3. Frazionare i pagamenti successivi: se sono previsti versamenti a scaglioni, conviene qualificare come caparra solo il primo e indicare le tranche successive come acconti o integrazioni del prezzo.
  4. Valutare la clausola penale (artt. 1382-1384 c.c.): se il venditore vuole potersi trattenere anche gli acconti in caso di grave inadempimento, conviene inserire una clausola penale, che predetermina la sanzione senza obbligo di provare il danno.
Attenzione. A differenza della caparra, la clausola penale può essere ridotta dal giudice secondo equità, anche d’ufficio, se manifestamente eccessiva o se l’obbligazione è stata in parte eseguita (art. 1384 c.c.). Importi sproporzionati, dunque, non offrono la certezza che ci si aspetta: meglio calibrarli con attenzione. Vale la pena coordinare la caparra anche con la proposta irrevocabile d’acquisto e con le ipotesi di risoluzione del preliminare.

Domande frequenti (F.A.Q.)

Qual è la differenza principale tra caparra confirmatoria e acconto?
L’acconto è un semplice anticipo sul prezzo e va sempre restituito se la compravendita non si conclude, a prescindere dalla colpa. La caparra confirmatoria ha invece funzione di garanzia e di risarcimento forfettario: se l’acquirente recede, il venditore può trattenerla; se è il venditore a recedere ingiustificatamente, l’acquirente può pretendere il doppio della somma versata.
Posso versare l’intero prezzo dell’immobile come caparra confirmatoria?
No. Con l’ordinanza n. 28700 del 30 ottobre 2025 la Cassazione ha chiarito che il versamento dell’intero prezzo non può essere qualificato come caparra confirmatoria, anche se le parti lo scrivono nel contratto: la caparra è per natura solo una frazione del prezzo. Se si paga tutto in anticipo, la somma vale come pagamento del corrispettivo e si perde la tutela del recesso.
Cosa succede alla caparra confirmatoria se il compratore ci ripensa?
Se l’acquirente che ha versato la caparra non adempie senza giustificazione, il venditore può recedere dal contratto e trattenere definitivamente la somma (art. 1385, comma 2, c.c.), senza dover dimostrare il danno subito. Se il ripensamento dipende invece da una causa legittima (ad esempio il mancato ottenimento del mutuo con apposita condizione sospensiva), la caparra va restituita.
Quali tasse si pagano sulla caparra e sugli acconti?
La caparra confirmatoria sconta l’imposta di registro in misura fissa dello 0,50% della somma. L’acconto prezzo sconta invece un’imposta proporzionale del 3% nelle compravendite tra privati, oppure è soggetto a IVA se il venditore è un’impresa. Le imposte pagate sul preliminare vengono poi scomputate da quelle dovute sul rogito.
Una caparra troppo alta può essere ridotta dal giudice?
La caparra confirmatoria in sé non è soggetta alla riduzione giudiziale prevista per la clausola penale. Tuttavia, se il versamento è talmente elevato da coincidere con l’intero prezzo, non vale come caparra (Cass. 28700/2025). La clausola penale, invece, può essere ridotta dal giudice secondo equità, anche d’ufficio, quando è manifestamente eccessiva (art. 1384 c.c.).
Che differenza c’è tra caparra confirmatoria e penitenziale?
La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) tutela contro l’inadempimento: chi non rispetta il contratto perde la somma o ne restituisce il doppio. La caparra penitenziale (art. 1386 c.c.) è invece il corrispettivo pattuito per l’esercizio di un diritto di recesso: chi recede lo fa lecitamente, “pagando” la caparra. In mancanza di indicazioni, la caparra si presume confirmatoria.

Avvertenza: il presente contributo ha finalità informativa e non costituisce parere o consulenza legale. La corretta qualificazione delle somme versate nel preliminare dipende dal caso concreto: per la redazione del contratto e la tutela dei propri interessi è necessaria un’analisi professionale individuale.

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L’autrice

Avvocata Enrica Fincati

Avvocata dello Studio Legale Castello a Cittadella (PD), si occupa di diritto immobiliare, compravendite, contratti preliminari e contenzioso, con consulenza in studio e online in tutta Italia.

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