Tasse di successione 2026: cosa cambia davvero per gli eredi

Avvocato Enrico Cecchin 11 min di lettura

Perdere un genitore o un familiare è già difficile di suo. Se poi tocca anche occuparsi della successione, il timore più comune è sempre lo stesso: “quanto dovrò pagare di tasse e come funziona adesso?”. Dal 1° gennaio 2026 la risposta è cambiata in meglio, ma anche in modo più responsabilizzante: l’imposta di successione non la calcola più l’Agenzia delle Entrate e te la comunica: la calcoli e la versi tu (o il professionista che ti assiste) al momento della dichiarazione. In cambio arrivano regole più chiare e, per molte famiglie, un conto più leggero grazie alla fine del cosiddetto “coacervo”. Vediamo, senza tecnicismi, cosa cambia per chi eredita oggi.

Le tre novità del 2026, in un minuto

Se hai poco tempo, questo è tutto ciò che devi sapere. Le modifiche nascono dal D.Lgs. 139/2024 e sono confluite, dal 2026, nel nuovo Testo unico delle imposte indirette. In pratica:

  • L’imposta si autoliquida. Non si aspetta più l’“avviso di liquidazione” dell’ufficio: è l’erede a calcolare l’imposta nella dichiarazione di successione e a pagarla.
  • Si paga entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, con possibilità di rateizzare.
  • Le donazioni ricevute in vita non “mangiano” più la franchigia dell’eredità (fine del coacervo): per molte famiglie significa pagare meno, o non pagare affatto.
In sintesi. Più autonomia (e responsabilità) nel calcolo, tempi certi di pagamento e, in molti casi, un risparmio reale. Le aliquote e le franchigie “storiche” (il 4% per figli e coniuge oltre il milione di euro) restano invece invariate.

Autoliquidazione: ora l’imposta la calcoli tu

È la novità più importante sul piano pratico. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 (cioè quando il decesso è avvenuto da quella data in poi), l’imposta di successione è autoliquidata dal contribuente: compilando l’apposito quadro della dichiarazione di successione telematica, si applicano da soli franchigie e aliquote e si determina l’importo dovuto. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate effettua i controlli, ma il primo calcolo spetta a te.

Cosa cambia rispetto a prima? Un tempo si presentava la dichiarazione e poi si attendeva che l’ufficio calcolasse l’imposta e inviasse la richiesta di pagamento. Oggi il meccanismo è ribaltato: chi eredita (o il professionista incaricato) determina l’imposta subito. Il vantaggio è la certezza dei tempi; il rovescio della medaglia è che un errore di calcolo o di valutazione dei beni ricade direttamente sull’erede, con possibili sanzioni. Per questo, quando il patrimonio comprende immobili, quote societarie o donazioni pregresse, farsi assistere non è un lusso ma una tutela.

Come e quando si paga: i 90 giorni e le rate

La dichiarazione di successione va presentata, come sempre, entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (di norma la data del decesso). La novità riguarda il pagamento dell’imposta autoliquidata:

  • l’imposta si versa entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione;
  • è possibile pagare a rate se l’importo è pari o superiore a 1.000 euro: si versa almeno il 20% entro i 90 giorni e il resto in 8 rate trimestrali (che diventano fino a 12 se l’imposta supera i 20.000 euro);
  • sulle rate successive alla prima maturano gli interessi di legge.

Attenzione a non confondere le imposte: sui beni immobili, oltre all’imposta di successione, restano dovute le imposte ipotecaria e catastale (in genere 2% e 1% del valore catastale), che si versano al momento della presentazione della dichiarazione. Se tra gli eredi c’è chi ha i requisiti “prima casa”, queste due imposte scendono a 200 euro ciascuna.

Franchigie e aliquote 2026: la tabella

Qui la buona notizia è la continuità: nel 2026 aliquote e franchigie non aumentano. L’imposta si calcola solo sulla parte di eredità che supera la franchigia, e l’aliquota dipende dal grado di parentela con la persona deceduta. Ogni erede ha la propria franchigia.

Imposta di successione 2026 — aliquote e franchigie per erede
Chi ereditaAliquotaFranchigia (esenzione)
Coniuge, unito civilmente e parenti in linea retta (figli, genitori)4%1.000.000 € per ciascun erede
Fratelli e sorelle6%100.000 € per ciascun erede
Altri parenti fino al 4° grado e affini fino al 3° grado6%Nessuna franchigia
Tutti gli altri soggetti8%Nessuna franchigia
Erede con disabilità grave (L. 104/1992)4% / 6% / 8% secondo il grado di parentela1.500.000 €

Un esempio semplice: se un figlio eredita dal padre beni per 900.000 euro, essendo sotto la franchigia di 1 milione non paga imposta di successione. Se invece eredita 1.200.000 euro, l’imposta del 4% si applica solo sui 200.000 euro eccedenti, cioè 8.000 euro. È il motivo per cui, nella pratica, la stragrande maggioranza delle successioni tra genitori e figli non sconta alcuna imposta di successione.

Addio coacervo: la novità che fa risparmiare

È il cambiamento meno intuitivo ma, per chi ha ricevuto donazioni in vita, il più prezioso. Il “coacervo” era la regola per cui, al momento dell’eredità, si sommavano idealmente le donazioni ricevute in passato dalla stessa persona per verificare se la franchigia fosse già stata “consumata”. Risultato: chi aveva ricevuto una donazione importante rischiava di ritrovarsi la franchigia sull’eredità ridotta o azzerata.

Dal 2026 questa sommatoria automatica ai fini della franchigia è stata eliminata. Donazioni e successione viaggiano ora su binari separati: la donazione ricevuta anni prima non erode più il milione di euro di franchigia disponibile sull’eredità. In concreto, molte famiglie che avevano già “usato” la pianificazione con donazioni si ritrovano oggi con una franchigia piena da spendere sull’eredità.

Caso pratico — Anna e la donazione del 2015

Nel 2015 il padre dona ad Anna 400.000 euro per l’acquisto della casa. Nel 2026 il padre viene a mancare e Anna eredita altri 800.000 euro.

Con la vecchia regola del coacervo: la donazione di 400.000 euro avrebbe “consumato” parte del milione, lasciando ad Anna una franchigia residua di 600.000 euro. Sull’eredità di 800.000 euro avrebbe pagato il 4% su 200.000 euro, cioè 8.000 euro.

Dal 2026: la donazione del 2015 non conta più ai fini della franchigia sull’eredità. Anna dispone dell’intero milione di franchigia e, ereditando 800.000 euro, non paga nulla di imposta di successione.

Cosa NON è cambiato (e conta molto)

Nella confusione delle “novità 2026” è facile pensare che sia cambiato tutto. In realtà molti capisaldi restano identici, ed è bene ricordarli per non sbagliare:

Va inoltre ricordato che nel 2025 è cambiata anche la disciplina delle donazioni immobiliari: se in famiglia c’è una casa donata da vendere, comprare o ereditare, vale la pena leggere la nostra guida dedicata alla riforma delle donazioni.

Cosa fare adesso: 4 mosse pratiche

Se stai affrontando una successione aperta di recente, ecco un percorso ordinato per non commettere errori:

  1. Ricostruisci il patrimonio. Fai l’elenco di immobili, conti correnti, titoli, quote societarie e debiti del defunto: è la base per ogni calcolo.
  2. Verifica le donazioni pregresse. Con la fine del coacervo la loro incidenza è cambiata: sapere cosa è stato donato, e a chi, resta importante per la legittima e per le scelte di ciascun erede.
  3. Calcola con prudenza l’imposta. Applica franchigia e aliquota corrette e considera le imposte ipotecaria e catastale sugli immobili; ricorda i 90 giorni per il versamento.
  4. Fatti affiancare quando il caso è complesso. Immobili in più Comuni, aziende, eredi all’estero o rapporti familiari conflittuali sono le situazioni in cui l’autoliquidazione può nascondere insidie.

Con l’autoliquidazione la responsabilità del calcolo è passata dalle mani dell’ufficio a quelle dell’erede: un supporto professionale mirato ti mette al riparo da sanzioni e da imposte pagate più del dovuto.

Domande frequenti (F.A.Q.)

Quanto si paga di tasse di successione tra padre e figlio nel 2026?
Il figlio paga il 4%, ma solo sulla parte di eredità che supera la franchigia di 1.000.000 di euro. Fino a un milione di euro a testa non è dovuta imposta di successione. Su un’eredità di 1.200.000 euro, ad esempio, si paga il 4% su 200.000 euro, cioè 8.000 euro. Restano dovute, sugli immobili, le imposte ipotecaria e catastale.
Cos’è l’autoliquidazione dell’imposta di successione?
È il sistema, in vigore per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, in cui è l’erede (o il professionista che lo assiste) a calcolare e versare l’imposta al momento della dichiarazione, senza attendere l’avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate. L’imposta si paga entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione.
Le donazioni ricevute in passato riducono ancora la franchigia?
No. Dal 2026, con l’abolizione del coacervo, le donazioni ricevute in vita non si sommano più all’eredità ai fini della franchigia. Chi ha ricevuto una donazione da un genitore può quindi contare sull’intera franchigia di 1 milione di euro anche sull’eredità. Le donazioni restano invece rilevanti per il calcolo della quota di legittima.
Entro quando va presentata la dichiarazione di successione?
Entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che di regola coincide con la data del decesso. Questo termine non è cambiato. È cambiato invece il pagamento dell’imposta, che ora si autoliquida e si versa entro 90 giorni dal termine di presentazione, con possibilità di rateizzazione.
Posso pagare l’imposta di successione a rate?
Sì, se l’importo è pari o superiore a 1.000 euro. Si versa almeno il 20% entro 90 giorni e il resto in 8 rate trimestrali, che salgono fino a 12 se l’imposta supera i 20.000 euro. Sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi di legge.
Chi eredita la prima casa quanto paga?
Se l’erede ha i requisiti “prima casa”, le imposte ipotecaria e catastale sull’immobile si pagano in misura fissa (200 euro ciascuna) invece che in percentuale. L’imposta di successione vera e propria segue le regole generali: per figli e coniuge, il 4% solo oltre il milione di franchigia. Nella maggior parte dei casi, quindi, l’imposta di successione sulla prima casa è pari a zero.

Avvertenza: il presente contributo ha finalità informativa e non costituisce parere o consulenza legale o fiscale. La materia successoria è complessa e in evoluzione; per il calcolo dell’imposta e le scelte sul caso concreto è indispensabile un’analisi professionale individuale.

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L’autore

Avvocato Enrico Cecchin

Avvocato a Cittadella (PD), dello Studio Legale Castello, si occupa di successioni ed eredità e di diritto immobiliare, con consulenza in studio e online in tutta Italia.

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